Il futuro del libro è nella piccola editoria di qualità

liberia

Dal sito Linkiesta pubblichiamo ampi stralci di un articolo di Andrea Coccia:

Il mondo dell’editoria italiana sta vivendo un periodo di grande complessità.
Qualcuno per anni l’ha chiamata crisi, ma crisi, ora, non è più.
È cambiamento, trasformazione, e non è ancora finita. I segnali di questo cambiamento profondo del panorama editoriale sono molteplici e, ad occhi non avvezzi, potrebbero addirittura sembrare sintomi paradossali di una malattia bizzarra: il numero di lettori crolla; il numero dei titoli sale, così come le tirature; le grandi case editrici si fondono e sono in difficoltà; alcune piccole e medie soffrono, mentre altre registrano fatturati record.

«Sono 4.608 le case editrici che hanno pubblicato almeno un titolo nel corso dell’anno (+0,1% rispetto al 2014). In leggera crescita quelle che pubblicano tra 10 e 60 titoli l’anno (1.005). 65mila i nuovi titoli su carta nel 2015, cui si aggiungono 63mila ebook: aumentano le tirature, anche “digitali”», recita l’ultimo rapporto dell’AIE.

(…) L’analista dei media americano Jeff Jarvis, seppur ragionando di un altro campo da gioco, ha scritto che “L’unico modo sano di reagire a un cambiamento è trovare le opportunità in esso”. Deve esserci qualcosa di vero.
(…) qualche decennio prima anche uno come Mao Tse-tung ripeteva un adagio che per molti versi è simile a quello di Jarvis: “Grande è la confusione sotto il cielo”, diceva il Grande Timoniere, “la situazione è eccellente”.
E la situazione in cui siamo pare proprio questa: grande confusione, nuove opportunità.

A provare a dimostrarlo sono in tanti. Sia nel medio che nel piccolo.

La lettura completa dell’articolo al link
http://www.linkiesta.it/it/article/2016/11/30/i-grandi-editori-sono-spacciati-il-futuro-e-di-chi-sapra-fare-libri-be/32580/


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