A Simona Vinci il Campiello 2016

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Simona Vinci riceve il Campiello 2016

Riprendiamo la notizia da “repubblica.it/cultura”:

VENEZIA – Simona Vinci, con La prima verità (Einaudi), si è aggiudicata il premio Campiello 2016.
La giuria composta da 157 donne e 143 uomini ha assegnato 79 voti alla scrittrice milanese, in un’edizione dopo anni “al femminile”.
Era infatti dal 2010 che il Campiello non andava a una donna, in quell’occasione a vincere era stato Accabadora di Michela Murgia (Einaudi).
E quest’anno anche il Premio Giovani è stato assegnato a una scrittrice, una liceale milanese di 17 anni.

Vinci, alla sua terza finale, ha staccato di 13 voti Elisabetta Rasy, con Le regole del fuoco (Rizzoli), che alcuni mesi fa a Padova al momento della scelta della Cinquina finalista era stata nominata al primo turno.
Terzo, l’outsider Andrea Tarabbia (Il giardino delle mosche edito da Ponte Alle Grazie) che era entrato alla nona votazione patavina.

La prima verità è un libro difficile, frutto di otto anni di lavoro, definito dalla stessa autrice “ambizioso, esagerato, poetico”.
Un libro che parla di pazzia, mescolando la storia di un manicomio-lager in terra greca a vicende che suonano personali.
(…)
La serata, trasmessa in diretta su Rai5, è stata condotta da Geppi Cucciari e Neri Marcorè che non hanno risparmiato battute e introdotto alcune novità, come una candid camera: in primo piano le espressioni dei viaggiatori dei vaporetti davanti a lettori di libri improbabili, come l’elenco telefonico di Milano, o con titoli assurdi, come un manuale sui bambini siriani, o la parodia di un discorso del premier nordcoreano.

Nel corso della serata anche il conferimento del premio Campiello opera prima a Gesuino Nemus con La teologia del cinghiale (Elliot), del Campiello Giovani al racconto Wanderer (Viandante) di Ludovica Medaglia, del Campiello Economia al giornalista e scrittore Dario Di Vico.
Il premio Fondazione Campiello è stato assegnato a Ferdinando Camon. Nella motivazione si rileva, tra l’altro, che Camon è interprete “affilato e pungente di un’intera società e delle sue contraddizioni” e “incarna il paradigma di una vigile coscienza civile, mai rassegnata e schiva di ogni retorica”.


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